Ecco i nuovi dati che confermano il flop delle vendite. No comment del vertice Inpgi

Roma 21 febbraio 2018 – Soltanto due mesi fa il Siai, con i numeri allora disponibili, aveva denunciato nella sua assemblea annuale il fallimento delle vendite degli alloggi Inpgi, prima agli inquilini e poi sul mercato. Su 213 milioni di incassi previsti per la prima e più avanzata delle quattro fasi di dismissione, le proposte di acquisto erano pari infatti a 70 milioni di euro, comprendendo anche alcuni acquisti della seconda tranche e ammesso che tutte le buone intenzioni sarebbero poi giunte regolarmente al rogito notarile. Con la prudenza e la serietà che ci contraddistingue avevamo dunque concluso che gli incassi, fino a prova contraria, sarebbero stati pari a un terzo del preventivato, a tutto danno delle traballanti casse dell’Istituto di previdenza dei giornalisti. Nessun commento allora da parte dei vertici dell’Inpgi, e nemmeno da parte di Investire, la società di gestione del Fondo, che possiede gli immobili e cura le vendite. Acqua in bocca.

Adesso comprendiamo il perché: le nostre previsioni erano azzeccate, se non addirittura approssimate per difetto. Il periodico on line “Inpgi Notizie”, dopo molte settimane di silenzio, ci fa sapere oggi che, a tutto il 14 febbraio, dunque quattro mesi dopo la precedente rilevazione, erano stati stipulati rogiti per 85,5 milioni di euro, su un totale di proposte per 135,5 milioni di euro, che però riguardano ormai un po’ tutte le tranches, visto che il termine sta per scadere anche per la quarta. Ma la newsletter dell’Inpgi si guarda bene dal fare confronti con quelle che erano le previsioni iniziali di incasso. Compito che invece si è assunto Alessandra Spitz, in un lungo articolo pubblicato sul sito della corrente professionale Puntoeacapo. La Spitz fa parte del Comitato di gestione del Fondo Giovanni Amendola, che è guidato dalla presidente dell’Inpgi Marina Macelloni e per il quale passano le decisioni di vendita. Proprio il 14 febbraio scorso, il comitato ha preso in esame il “Business Plan 2018” del Fondo Inpgi. Le previsioni fatte dall’Inpgi alla fine del 2016 contemplavano introiti per 395 milioni di euro entro marzo di quest’anno, ricorda la collega che, nella riunione della scorsa settimana, ha votato contro.

“Siamo lontanissimi dall’obiettivo che si era posto ufficialmente l’Inpgi – scrive ancora la Spitz – e cioè di effettuare vendite entro la fine di quest’anno per circa 500 milioni di euro. La realtà dei numeri dice che per ora si è incassato meno di un sesto del patrimonio messo in vendita, che è pari a 630 milioni di euro”. Grave anche il tasso di sfittanza medio degli immobili, che priva l’Inpgi di risorse finanziarie preziose per andare avanti: in meno di un anno è passato dal 24,9 al 29 per cento.

La causa principale di questa debacle – l’abbiamo scritto tante volte e lo ripetiamo ancora – sta nei prezzi di vendita imposti dall’Istituto di previdenza dei giornalisti e dal suo Fondo, in troppi casi ben lontani da quelli di mercato. Il Siai aveva chiesto una pre-trattativa alla Presidente Macelloni, per avviare il processo speditamente e nel migliore nei modi. La proposta è stata respinta, e il 14 giugno del 2016 il Cda ha preso le sue avventate decisioni. A settembre del 2016 abbiamo chiesto, assieme al Sunia e agli altri sindacati, che i prezzi di listino partissero dai valori effettivi di mercato, così come risultano dalle analisi semestrali dell’Osservatorio Omi dell’Agenzia delle Entrate, che fotografa i valori reali delle compravendite avvenute, e non gli annunci pubblicitari di chi intende vende. Questa ipotesi è stata respinta, le trattative Investire-sindacati si sono rotte, ed ecco il bel risultato.

Gli inquilini hanno acquistato dove i prezzi erano pari a vicini a quelli Omi proposti dal sindacato: a Milano, a Bari, a Napoli, a Roma via Chini, ad esempio. E non lo hanno fatto dove i valori erano stellari. Clamoroso, in particolare, il flop di Roma Nord. Nella zona attorno a via Cortina d’Ampezzo i prezzi erano così alti che su 121 alloggi messi in vendita, appena 13 inquilini hanno mandato una proposta d’acquisto. Secondo le nostre stime, sono andati in fumo almeno 20 milioni di euro che sarebbero stati versati da inquilini disposti ad acquistare, mentre più agevole sarebbe stato, dopo, vendere senza sconto gli immobili liberi. La “vignetta” di tutto il fallimento è rappresentata da via Sanzeno, con un listino di partenza a libero di 4.900 euro a metro quadro. Su 30 appartamenti messi in vendita, una sola proposta d’acquisto è arrivata. La proprietà, invece di ritirare l’immobile dal mercato, con una sconcertante mancanza di buon senso e di professionalità ha deciso di andare avanti, costituendo un condominio con un solo acquirente, record nazionale dell’assurdo.

Di tutto questo qualcuno dovrà essere chiamato a rispondere. Ma il vertice Inpgi è silente. Silente il Consiglio di amministrazione, silente il Consiglio generale, silenti le due commissioni Affitti e Acquisti e dismissioni, che non hanno nemmeno avvertito il bisogno di colmare le loro lacune in campo edilizio e immobiliare aprendo quelle consultazioni che il sindacato ha ripetutamente e inutilmente richiesto.

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