Il flop delle vendite: incassato finora un terzo del previsto

Roma 13 novembre 2017 – Dismissioni immobiliari, un’occasione mancata per le casse dell’Inpgi. E’ questo il titolo e il senso della relazione che il presidente del Siai, Corrado Giustiniani, ha svolto su invito della presidente, del segretario e dei giornalisti del Direttivo dell’Associazione stampa romana. Analizzando la prima e più avanzata delle quattro tranche di vendita si scopre che, su un introito preventivato di 213 milioni di euro, le proposte d’acquisto pervenute in otto mesi ammontano ad appena un terzo di questa somma, 70 milioni di euro, secondo “Notizie Inpgi” del 16 ottobre scorso.

Delle 610 unità immobiliari messe in vendita, soltanto il 38 per cento è stato ceduto. Vero che l’operazione non si è ancora conclusa: gli immobili sono tuttora sul mercato, anche quelli non occupati, per l’acquisto da parte di terzi, dopo essere stati offerti prima agli inquilini e poi, per un mese, a iscritti e dipendenti Inpgi. Ma quella ancora in corso è la fase più complessa della tranche: acquistare il libero al prezzo di listino fissato da Inpgi-Investire, in molti casi superiore a quello di mercato, e l’occupato con lo sconto non del 25 ma solo del 20 per cento, con l’alloggio che nella stragrande maggioranza dei casi non può essere sgombrato prima di otto anni, grazie ai contratti di tutela conquistati dal sindacato. Vendere il restante 62 per cento delle unità immobiliari appare un’impresa improba, e si può ben ritenere che il grosso della prima e più importante tranche di dismissione si sia già concluso, mentre la seconda non promette risultati migliori, per la terza non si possono fare ancora previsioni e della quarta si conosceranno i prezzi soltanto la prossima settimana. Ma riuscire a ricavare 650 milioni dalle dismissioni appare sempre più improbabile.

E’ stato un errore, sostiene il Siai, non condurre una pre-trattativa con i sindacati nella tarda primavera del 2016, che avrebbe messo le vendite sui binari giusti, senza ulteriori perdite di tempo e con incassi garantiti. Un errore non accogliere il criterio da questi suggerito, partire dai valori Omi, che meglio degli altri fotografano il mercato, con uno sconto del 30 per cento per l’occupato. La proposta di Sunia Siai e delle altre organizzazioni, ha calcolato proprio Investire, avrebbe prodotto per la prima tranche 178 milioni di incassi. Sulla carta 47 in meno, ma di fatto, grazie ai prezzi più adeguati, si sarebbero conteggiati ben oltre 70 milioni di incassi.

Inpgi-Investire hanno invece riproposto i valori con i quali i vari immobili sono stati apportati al Fondo immobiliare Giovanni Amendola: in molti casi gonfiati, per contrastare con plusvalenze patrimoniali le perdite di bilancio. Le vendite sono andate meglio dove i valori erano più vicini a quelli dell’Osservatorio sulle compravendite dell’Agenzia delle Entrate, così a Milano, Bari, Napoli S.Giacomo dei Capri. Male ad Arenzano, male a Roma Nord. A via Sanzeno, strda interna a via Cortina d’Ampezzo, una sola proposta su 30 appartamenti, ma invece di ritirare l’immobile dal mercato, si è deciso di andare avanti, costituendo un condominio per un solo acquirente: siderale il prezzo di listino, 4.900 euro a metro quadro, come a Prati, come in via Po, o a Corso Trieste. L’errore è stato reiterato riproponendo agli stessi valori immobili distanti 500-600 metri in linea d’aria, invece di cambiare zona. Risultato: 3 proposte d’acquisto appena a via Misurina n 56, 4 a via Misurina n 69, 5 a via Courmayeur. Sono andati così in fumo milioni di euro di possibili introiti.

La presidente Asr Alessandra Rotolo e il segretario Lazzaro Pappagallo, che avevano indetto la riunione del Consiglio direttivo per parlare di immobili e di bilancio dell’Istituto di previdenza dei giornalisti (per l’Inpgi sono previsti 151 milioni di “rosso” in questo 2017) hanno ascoltato prima del Siai, il dirigente di Investire Gabriele Polito. Rispondendo alle domande dei giornalisti, Polito ha criticato l’Osservatorio Omi, a suo dire a maglie troppo larghe, e ha negato che l’invenduto possa essere riproposto un giorno a valori inferiori a quelli attuali: sui prezzi non si cambia.

 

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