Sui prezzi di Napoli gli inquilini faranno controproposte

9 novembre – E’ stata la volta di Napoli, nella trattativa sulle dismissioni dell’Inpgi, e del cospicuo stock di appartamenti di cui Investire sta gestendo ai piedi del Vesuvio la vendita agli inquilini: oltre 150 alloggi. Nella sede romana di Investire, si è parlato ieri mattina dei 129 appartamenti di via S.Giacomo dei Capri, e nel pomeriggio dei 29 di via Santa Maria a Cappella Vecchia. Lo schema è stato solo all’inizio simile a quello degli altri incontri: la consegna da parte di Investire, rappresentata da Carlo Palmeri e Gabriele Polito, delle planimetrie e dei progetti di ristrutturazione dei due immobili, la richiesta agli inquilini di verificare le superfici, per un’eventuale misurazione in contraddittorio, e l’analisi ed eventuale integrazione degli interventi previsti. Ma, dopo queste prime battute, si è andati subito al sodo: i prezzi di vendita, che in entrambi i casi gli inquilini considerano troppo alti.

Per San Giacomo in Capri, la delegazione sindacale era guidata dal segretario generale del Sunia Daniele Barbieri e dal presidente del Siai Corrado Giustiniani, mentre i portavoce degli inquilini erano Fulvio Bufi, Antonio Tavella e Ferdinando Bartolo. I lavori previsti da Investire sono per un importo di circa 800 mila euro. Il prezzo medio deglli alloggi, fissato in 2.264 euro a metro quadro, già comprensivo dello sconto del 20 per cento, è parso esagerato agli inquilini. E’ un immobile che ha quasi cinquant’anni, in una posizione svantaggiata, e in cui le famiglie si sono fatte carico di lavori di ristrutturazione, a cominciare da bagni e cucine, persino due volte nel corso degli anni. Ha risposto Carlo Palmeri: “Siamo convinti di aver definito dei prezzi molto bassi. Anzi, i più bassi che ci era possibile fissare”. A questo punto ha tagliato corto Fulvio Bufi: “A queste cifre, ve lo garantisco, non vendete. E allora è inutile perdere tempo. Se ci sono dei margini, ragioniamo. Se no, non si compra, e nella trattativa centrale si parlerà delle tutele per gli inquilini”.

Ha colto la palla al balzo Daniele Barbieri. “Se il rischio è quello di ritirare gli alloggi dal mercato, si può forse ragionare su una controproposta di prezzi. Gli inquilini la mettano a punto, garantendo che su quei livelli la maggioranza è disposta ad acquistare. In questo caso cosa farà Investire?”. Palmeri ha risposto di non aver alcun mandato a discutere sui prezzi. Ha detto però che, per senso di responsabilità, se arriverà la proposta ne riferirà al Comitato consultivo del Fondo e agli organi deliberanti.

Nel pomeriggio, con gli stessi rappresentanti sindacali integrati da Gabriella Leonzi, segretario generale del Siai, si è parlato di S.Maria a Cappella Vecchia. Duecentocinquantamila euro, compreso l’ammodernamento degli ascensori, è la somma prevista per i lavori nel palazzo, che si trova nei pressi di Chiaia, dove Napoli è più bella. Gli appartamenti sono stati valutati 4.800 euro a metro quadro, le superfici lorde vanno dai 120 ai 170 metri quadri e i valori volano oltre gli 800.000 euro. Gli inquilini sono consapevoli della fortuna di abitare lì e lì vorrebbero rimanere, ma nessuno è disposto a pagare cifre al di sopra di quelle registrate nella zona, che non è proprio Piazza dei Martiri. Lo dicono Mauro Tempesta e Dario Mastrangelo, arrivati a Roma in rappresentanza di tutto l’inquilinato, e portano ad esempio valutazioni di soggetti terzi. Palmeri e Polito mostrano a loro volta offerte appena scaricate da Internet: 80 mq a 520.000 euro, 110 metri quadri a 750.000. Ma sono appartamenti di un palazzo storico, valore non comparabile con lo stabile INPGI, ribattono gli inquilini. E la contesa si ripete come in tutti gli altri incontri: è che nei prezzi proposti da Investire non si avverte lo sconto del 20 per cento rispetto a quelli di mercato.

Sull’immobile di S. Maria a Cappella Vecchia è difficile immaginare valutazioni diverse – dice Palmeri – perché dall’interno degli organi che governano l’Istituto sono già piovute critiche sul prezzo ritenuto troppo basso in relazione alla zona circostante. E’ difficile dimostrare che in certi casi non c’è una grande omogeneità di stabili e che un palazzo può non essere comparato con quelli vicini, perché le differenze sono oggettive. In conclusione, se rimanessero difficoltà nella vendita – spiega – potremmo sentirci dire che quell’immobile non si vende.

I due delegati degli inquilini chiedono se non ci sia una volontà di vendere in blocco ad un investitore immobiliare piuttosto che agli affittuari, accennano alla resistenza che opporrebbero le famiglie a lasciare case abitate da decenni, adombrano l’eventualità di ricorsi giudiziari se non si arrivasse ad un accordo, suggeriscono forme alternative di pagamento, con un “rent-to-buy” modificato: una somma consistente iniziale e poi rate legate all’affitto. Palmeri e Polito escludono la vendita in blocco a terzi e annunciano che le forme di tutela saranno ridiscusse, con contratti di affitto a più lungo termine. “Avevamo la consapevolezza che, a certi prezzi, un certo numero di inquilini non potesse riuscire a comprare. Tant’è che possiamo offrire loro l’acquisto di appartamenti nell’altro palazzo in vendita a Napoli, quello di Via San Giacomo dei Capri, a prezzo sempre scontato”.

E’ a questo punto che il segretario del Sunia, Barbieri, lancia la proposta di un modello nuovo di dismissione. “E se ragionassimo – dice a Palmeri e Polito – su tutta la tranche, un mandato collettivo sulla totalità della vendita e non sui singoli stabili? Un conto è fare la proposta su 25 appartamenti, quanti sono quelli di Cappella Vecchia, un conto su 600. Una strada che potrebbe soddisfare le esigenze degli inquilini e portare a voi un risultato nelle vendite”. I responsabili di Investire non respingono: “Se si presentano soluzioni diciamo creative, non abbiamo alcuna pregiudiziale”. Una proposta da presentare in tempi ragionevoli, per vedere se si tratta di una strada che sia possibile percorrere fino in fondo. I tempi ragionevoli potrebbero essere la fine del mese di novembre.

Un commento


  • Mauro De Cesare

    Salve Giustiniani
    vedo che le richieste di tutti gli inquilini coincidono. Penso si dovrebbe lavorare su 2 punti: il comitato d’acquisto (generale o immobile per immobile), che potrebbe portare alla richiesta di un ulteriore sconto, a partire dal 10 per cento come minimo. La misurazione degli immobili: per tutti i mq sono diversi rispetto a quelli che, per decenni, ha considerato l’INPGI. Non credo che le misurazioni “storiche” fatte dall’INPGI siano state fatte per incassare meno sui canoni di locazione. Più credibile una misurazione errata da parte di Investire: un laser può essere tarato male con molta più facilità rispetto a quanto si creda. Si usi il canonico metro, non permette errori!!! L’appartamento che abito (via dei Lincei) risulta secondo il contratto INPGI e la mia misurazione, 10 metri più piccolo rispetto alla valutazione di Investire.
    Un cordiale saluto
    Mauro De Cesare

    9 novembre 2016

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