Prezzi e tutele, ci sarà trattativa

Roma, 9 settembre – Il sospetto del Siai era fondato: i prezzi di vendita dei 18 fabbricati della “prima tranche” dell’Inpgi, sono superiori ai livelli di mercato. Lo sconto del 20 per cento agli inquilini se c’è non si vede. Nella stragrande maggioranza dei casi, si scende infatti ai valori delle attuali compravendite, proprio una volta detratta questa agevolazione, decisa il 14 giugno scorso dal Consiglio di amministrazione dell’Istituto di previdenza dei giornalisti. Confrontate pure una delle due tabelle che pubblichiamo in calce, con i valori già scontati. Sono state consegnate da Investire Sgr, la società di gestione del Fondo Inpgi che avvierà il piano di vendite, ai sindacati degli inquilini (Siai, Sunia, Sicet, Uniat, Federcasa), nel previsto “incontro informativo” avvenuto nella sede di via Po 12. La buona notizia è che non sarà un incontro unico, perché ne seguiranno altri, anche se non è stata ancora definita la data del prossimo. Di fatto, perciò, è stata avviata una trattativa con la società di gestione del Fondo Immobiliare Inpgi.

La cattiva notizia, però, è che Investire è disposta a trattare sulle tutele per chi non compra e su altri aspetti del piano, ma non sul valore degli immobili. “A differenza di altre vendite di grandi proprietari – ha spiegato Carlo Palmeri, che guidava la delegazione del Fondo – questa nasce da un’esigenza patrimoniale e finanziaria, per liquidare un investimento. Vendere a prezzi più bassi non realizza l’obiettivo”. Palmeri ha spiegato che il piano di vendite dell’Inpgi vale 650 milioni di euro, pari alla metà del patrimonio dell’istituto, e che sarà attuato in quattro tranche, distanziate ciascuna di 3-4 mesi. Ha aggiunto di non conoscere ancora quali immobili verranno inseriti nella seconda tranche, mentre le lettere di prenotazione agli inquilini della prima “saranno in distribuzione” a partire dal 19 settembre, termine che però è stato poi congelato dalla decisione di avviare una trattativa.

In quelle lettere verranno accordati in ogni caso 60 giorni all’inquilino per prenotare l’acquisto, che contestualmente dovrà pagare il 3 per cento del valore dell’appartamento. Potrà essere anche un parente fino al quarto grado a comprarlo. Se la famiglia decide il gran passo, entro un altro mese si farà il compromesso, ed entro altri 60 giorni – tempi risicatissimi – si arriverà al rogito notarile.

Una brutta notizia anche sulle tutele. Per le famiglie che decidono di non comprare è prevista la stipula di un nuovo contratto 5 anni più 3, solo se tutti i componenti del nucleo hanno più di 67 anni, e non soltanto il capofamiglia, come si pensava fino ad oggi. Una norma da correggere assolutamente con la trattativa sindacale. Nuovo contratto anche per i redditi familiari inferiori a 50 mila euro lordi: un limite troppo basso, anche questo da cambiare. Si cercheranno poi di offrire in locazione a coloro che non comprano altri immobili dell’Istituto, in fabbricati che non vengono messi in vendita. Ma il piano è complicato ed è ancora in alto mare.

Trascorsi i 60 giorni senza che l’inquilino prenoti l’appartamento, questo verrà offerto in bando per 30 giorni a giornalisti non inquilini e dipendenti dell’Inpgi, prima di passare al mercato. Ma i sindacati, anche per evitare abusi, contano di far valere il diritto di prelazione, previsto peraltro dal contratto sindacalmente concordato all’articolo 11: sarà nuovamente l’inquilino ad avere una seconda chance per acquistare. Se meno del 40 per cento degli inquilini decide di prenotare, l’immobile sarà ritirato dal mercato.

Ad aprire il fuoco, dopo Palmeri, è stato il Siai, che ha denunciato il grave errore dell’Inpgi di non aver aperto prima un fattivo confronto con i sindacati, per la riuscita stessa del piano, la scarsa trasparenza dei prezzi, la rigidità dei tempi e dello sconto, ricordando che, incontrando i sindacati, un anno e mezzo fa, il Fondo lo aveva annunciato del 30 per cento. Sono state lette poi le richieste di altri inquilini, esterni al Siai. E’ stato quindi Daniele Barbieri, segretario nazionale del Sunia, a chiedere apertamente l’avvio di una trattativa: “Per questa rapida informativa e per queste due tabelle – ha affermato – sarebbe stato sufficiente scriverci, senza il bisogno di una convocazione”. Richiesta di trattative che è stata informalmente accolta.

Mentre era in corso il dibattito, un sindacalista provava a confrontare il prezzo già scontato del 20 per cento, previsto per l’immobile di via del Casaletto 385, e cioè 3.920 euro a metro quadro, con altri sette trovati su internet per la stessa via, proposti da Immobiliare.it, in media 4.084 euro, senza ancora uno sconto, che le parti finiscono per accordarsi. Altri facevano nuovi confronti, scoprendo che in alcuni casi i prezzi della prima tranche erano addirittura maggiori del livello più alto del listino Omi dell’Agenzia delle Entrate. Un caso di valori bassi, invece, quello degli immobili milanesi di via Romeo e Fraschini, che però hanno diverse problematiche, da analizzare in un incontro ad hoc. Alla fine tutte le sigle sindacali erano convinte che un piano così non potrà andare in porto. Ragion per cui si cercherà per forza di trattare anche sui prezzi. La prossima settimana i sindacati spediranno a Investire le loro richieste e sarà decisa la data di un nuovo incontro.

TABELLA 1

TABELLA 2

Un commento


  • Mauro De Cesare

    Salve Giustiniani,

    torno a fare alcune riflessioni sulle dismissioni dell’immobile di via dei LIncei.

    E’ fondamentale aprire subito un tavolo di trattative e lavorare per chiudere prima di Natale, quando INPGI e SGR, in mancanza di adesione all’acquisto, potrebbero decidere di togliere dalla vendita l’immobile di via dei Lincei. Strategie di mercato che coincidono con il ricatto (il cosiddetto mobbing immobiliare che, per la particolarità del contenuto, merita valutazioni in altre sedi).

    Ho già subìto danni dall’INPGI: prepensionato a 58 anni, con tre figli minori e una moglie disoccupata a carico. Basta.

    Dobbiamo pressare in tempi brevi e parlare, tra le altre cose, di:
    1) valutazione che supera quella massima dell’Agenzia delle Entrate e del Territorio 2) che tra Tormarancia e la zona dei Navigatori ci sono situazioni di vivibillità a favore della seconda; che quindi è impensabile che via Chini costi 2800 euro al mq e via dei Lincei 3200 al mq;
    3) che se in via Chini ci sono palazzoni e in via dei Lincei palazzine, la prima è in una zona altamente residenziale, la seconda e nel cuore di una zona dove il degrado è palpabile e visibile a occhio nudo (le due cose quindi si bilanciano e non è comprensibile la differenza di valutazione, che dovrebbe essere almeno pareggiata);
    4) che le palazzine sono vetuste e che chi acquistasse dovrebbe fare una ristrutturazione interna (di cui non si parla mai!) per decine di migliaia di euro;
    5) che le case hanno oltre 50 anni e sono costruite con criteri obsoleti;
    6) che si deve valutare la situazione antisismica del complesso;
    7) che si deve valutare la situazione inquinamento del complesso (coperture con amianto e via dicendo);
    8) che i muri perimetrali sono pericolanti e vicini al crollo e che in caso di pioggia abbondante possono subire danni strutturali e causare danni a persone e cose;
    9) che le parti comuni hanno gravi problemi di tutti i tipi;
    10) Per esempio le cantine sono fatiscenti, umide, maleodoranti, inutilizzabili, e gli androni gravemente danneggiati.

    Questo è solo un parziale elenco che mi spinge a chiedervi un deciso intervento per una revisione degli eventuali costi di acquisto, sui quali sono stati caricati (in maniera a dir poco esagerata) tutti i costi per le ristrutturazioni esterne, rendendo inutile l’agevolazione e la scontistica del 20 per cento sull’acquisto.

    Cordiali saluti
    Mauro De Cesare

    .

    13 settembre 2016

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