Posizione del Siai sulle dismissioni (20 luglio 2016)

1.Consideriamo assai difficile riuscire a effettuare vendite per 700 milioni di euro entro il 2020, soprattutto se, come è stato deciso, si intende seguire la strada delle cessioni agli attuali inquilini. Per vendere ci vuole tempo, pazienza e flessibilità nelle trattative. Non basta che vi sia la buona volontà degli inquilini a comprare.
2.E’ stato un grave errore quello del Cda di limitare lo sconto al 20 per cento, quando si sa che chiunque compri un alloggio affittato sul mercato, lo paga il 25-30 per cento in meno che libero. Investire, che ha una grossa esperienza in questo campo, aveva chiesto una maggiore flessibilità, “uno sconto di almeno il 20 per cento”, proprio per vendere più agevolmente e non ripetere l’esperienza fallimentare della Cassa dei Ragionieri, rigida come il Cda dell’Inpgi: poco più di una decina di appartamenti ceduti, in due anni, su 1000 messi in vendita.
3. Il 20 per cento di quali valori, poi? Abbiamo chiesto un incontro al Fondo, per saperlo. Se fossero allineati sui livelli più alti del mercato, i rischi di insuccesso sarebbero ancora maggiori. Il timore che l’Inpgi per far quadrare i conti abbia dato agli immobili valori esagerati, è fondato. Si potrà fare marcia indietro, adesso? O il valore di partenza minimizzerà lo sconto del 20 per cento?
4.Queste rigidità sono figlie di un errore commesso a monte: non aver ascoltato le parti sociali prima di decidere. Noi abbiamo ottenuto un incontro con la presidente Marina Macelloni all’indomani del Cda la quale, a una nostra domanda, ha risposto che, se l’esperienza della prima tranche di vendite non fosse soddisfacente, si prenderanno delle contromisure. Ma non era meglio partire bene subito? Prendiamo atto con soddisfazione, peraltro, che la presidente ha offerto la sua disponibilità a incontrare altre volte il sindacato.
5.C’è una fascia di inquilini a rischio, quelli con meno di 67 anni e un reddito superiore a 50 mila euro lordi, anche di mille euro, che non vogliano o non possano comprare. Potrebbero essere costretti ad andare via in uno o due anni. Si dice: verrà comunque rispettata la scadenza contrattuale. Ma i contratti Inpgi sono 5 anni più 3. Se uno è arrivato al quarto anno, o al secondo dell’ultimo ciclo, la scadenza è vicinissima e la disdetta arriverà immancabile dall’acquirente che ha bisogno dell’alloggio per sé o per un figlio. L’Inpgi non sfrattava per necessità, un privato sì. Si prospetta allora l’offerta di un altro alloggio, non compreso nel piano vendite. Ma vi sarà una disponibilità di immobili sufficiente e consona, per supportare questo piano di mobilità?
6.Ci batteremo per avere riconosciuti istituti di tutela, come l’acquisto del diritto d’abitazione e/o di di usufrutto, per gli inquilini anziani che non possono permettersi di comprare l’appartamento. Tutele riconosciute dalle altre casse previdenziali (compresa la Cassa dei ragionieri).
7.Ci batteremo per favorire la costituzione degli aspiranti proprietari in gruppi maggioritari all’interno degli immobili da cedere, in modo da ottenere per questa via un ulteriore sconto.
8.I tempi sono stretti e la trattativa tra Fondo e sindacati, per migliorare il migliorabile, ormai slitta a settembre. Bisogna fare in fretta. Il Siai si muove assieme al SUNIA, il sindacato nazionale a cui siamo legati da una convenzione.
9.Infine, un tema che non è all’ordine del giorno di questa riunione: la giungla degli affitti, all’interno di uno stesso caseggiato. Pigioni in molti casi superiori a quelle di mercato.
Il presidente del Siai – Corrado Giustiniani Il segretario generale – Gabriella Leonzi
Roma 26 luglio 2016

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