Relazione del Presidente per Assemblea annuale

Care socie e cari soci,
vorrei iniziare la mia relazione all’assemblea di quest’anno parlando senza indugi di tre proposte, che abbiamo messo a punto in una riunione del Consiglio direttivo del Siai e sulle quali, se avranno il vostro appoggio, chiederemo di incontrare il Presidente dell’Inpgi, Andrea Camporese e di intavolare una trattativa sindacale. La prima proposta è quella di estendere le tutele della cosiddetta “fascia debole”, a un numero maggiore di inquilini rispetto ad oggi. La seconda, di agevolare il passaggio da abitazioni più grandi ad abitazioni più piccole, mantenendo per chi intenda passare dal più grande al più piccolo lo stesso affitto pagato dall’inquilino uscente. Infine il nostro sindacato chiede che L’Istituto riveda i canoni degli immobili quando sono messi a bando, perché hanno valori irrealistici. Analizziamo brevemente queste tre proposte.

Le attuali fasce deboli. L’accordo integrativo nazionale siglato fra Inpgi e sindacati il 30 marzo del 2004, prevede la cosiddetta clausola di salvaguardia a favore delle fasce di reddito più svantaggiate. Si tratta di questo: all’aumento del canone alla scadenza del contratto verrà applicata una detrazione del 50 per cento per tutti coloro che risulteranno possedere un reddito annuo non superiore a 10.329 euro, se vivono soli, reddito aumentabile di 2.582 euro per ogni componente del nucleo, fino a un massimo di 15.494 euro. Insomma, le famiglie che hanno un reddito compreso fra poco più di 10 mila euro e, se numerose, poco più di 15 mila euro, pagheranno solo la metà del rincaro dell’affitto. C’è poi una seconda fascia debole, che godrà di una detrazione del 40 per cento dell’aumento previsto, e quindi pagherà solo il 60 per cento dei rincari. Si tratta delle famiglie con reddito compreso tra 15.493 euro e 20.658 euro: nel primo caso, se monoreddito, nel secondo, se numerose. Al solito, si possono aggiungere 2.582 euro per componente, fino a quel tetto massimo. Ci sembra utile ricordare queste norme, perché magari qualche famiglia rientra in questa fascia ma non sapeva di poter presentare domanda di riduzione del canone. A nostra precisa richiesta, il presidente dell’Inpgi ci ha infatti informato che sono soltanto 84 inquilini, sugli oltre 2 mila con i quali l’Istituto ha rapporti in tutto il territorio nazionale, a godere di questo trattamento privilegiato.

Le nuove fasce deboli. La crisi economica si sta facendo sentire nei bilanci di molte famiglie e, per chi paga regolarmente le imposte, 10 o 15 mila euro di reddito lordo, con le previste correzioni per gli altri componenti, ci sembra che siano una soglia troppo bassa. Dal 2004, quando le regole vennero fissate, ad oggi, la società italiana non si è arricchita, ma al contrario si è impoverita. Vero che l’Istituto pone uno sbarramento in partenza ai redditi troppo bassi, in quanto all’articolo 5 del regolamento sull’assegnazione degli alloggi prevede che non possa assere affittato un appartamento a quegli aspiranti inquilini per i quali il canone Inpgi e gli oneri accessori siano superiori a un terzo del reddito complessivo familiare. Ma è anche vero che molti inquilini possono avere perso reddito nel tempo, rispetto ad allora. Per le ragioni più diverse: o perché il capofamiglia è mancato ed è rimasta la vedova con la sua pensione di reversibilità, o perché i figli sono cresciuti e costano di più, o perché il lavoro è diventato meno remunerativo. Per queste ragioni chiediamo che i tetti di reddito previsti per le due fasce, tanto per i nuclei monofamiliari quanto per le famiglie più numerose, siano aumentati del 30 per cento. I 10.329 euro diventino insomma 13.990, i 15.493 e rotti arrivino a poco meno di 21 mila e così via. Ci rendiamo conto di una possibile obiezione.

Un aiuto agli evasori? Di questa modifica potrebbe avvantaggiarsi chi evade le tasse. Il Censis ci ha appena fatto sapere che un italiano su due dichiara fino a 15 mila euro lordi l’anno, e voi volete dimezzare il canone per inquilini Inpgi che magari viaggiano in Suv e hanno la villa al mare? Le soluzioni possono essere diverse, per evitare questa ingiustizia. La prima, riservare la nuova fascia debole soltanto agli inquilini che siano lavoratori dipendenti o pensionati, lasciando invece che la vecchia continui a valere soltanto per gli autonomi. La seconda, sottoporre tutti coloro che intendono avvalersi della fascia debole, ad accertamenti sul tenore di vita del tipo “redditometro”, come già fanno moltissime Università nei confronti di chi chiede l’esenzione dalle tasse universitarie. Potremmo discuterne con l’Inpgi. Ma su questa richiesta di innalzamento dei limiti, con il vostro apporto, vogliamo andare avanti.

Agevolare il cambio casa. Crediamo che sia nell’interesse delle famiglie, ma anche dell’Istituto, che il patrimonio immobiliare venga utilizzato nel modo più razionale possibile. Oggi ci capita con una certa frequenza di essere avvicinati da persone che vivono ormai sole (vedove, separati o altro) che di buon grado passerebbero ad un appartamento più piccolo. A patto, però, che costasse meno. Così invece non è: perché appena l’appartamento piccolo si libera, l’Istituto vi compie alcuni lavori di ristrutturazione e lo riaffitta a valori di mercato. Capita quindi che chi aveva un affitto per così dire “storico” in un alloggio di 120 metri quadri, dovrebbe pagare la stessa somma, o magari di più, per trasferirsi in un immobile più piccolo. Quindi non accetta e resta lì dov’è. Continuando a sottrarre l’alloggio a una famiglia al contrario in espansione, che avrebbe bisogno come il pane di una o due stanze in più. La nostra proposta è questa: l’Istituto agevoli il passaggio dal grande al piccolo, facendo pagare all’inquilino che lascia l’appartamento più grande lo stesso affitto che pagava quello del più piccolo. Questo verrebbe sancito o da un nuovo contratto 4 anni più 4, che preveda appunto quel canone, oppure da un contratto di durata inferiore, per il periodo residuo che mancava alla fine del contratto all’inquilino che aveva precedentemente in affitto l’alloggio piccolo. Con il nuovo contratto vi sarebbe in questo caso un nuovo canone, ma non più a valori di libero mercat, bensì un canone concordato secondo le tabelle territoriali.

Canoni “un po’ meno” di mercato. Come ben sappiamo, ma credo sia utile ricordarlo, agli alloggi dell’Istituto si applica la disciplina degli affitti descritta dalla legge 431 del 1998, che prevede due diversi contratti: il primo a canone libero per i nuovi rapporti instauratisi dopo il 1998, il secondo a canone concordato secondo tabelle definite da intese sindacali raggiunte localmente. Hanno il canone concordato tutti i contratti che erano già in corso nel 1998, e anche quelli nuovi, una volta scaduti i primi otto anni a canone libero. Ora, l’Inpgi ha sempre negato di aver praticato, col cosiddetto primo canale, un canone di libero mercato. Ha sempre sostenuto, invece, che gli alloggi messi a bando hanno un affitto un po’ più basso, un po’ più agevolato rispetto a quello libero. Abbiamo però fatto analizzare da un’agenzia immobiliare tutti i canoni richiesti per gli alloggi messi a bando attualmente, che appaiono sul sito dell’Inpgi: in nove casi su dieci – ci è stato risposto – quello richiesto dall’Inpgi è il prezzo di mercato. Siamo naturalmente disponibili a un confronto: che sia pure l’Istituto a scegliere l’operatore immobiliare. Chiediamo dunque che l’Inpgi abbassi i canoni pretesi inizialmente. Siamo certi che affitterà gli alloggi liberi più in fretta. E siamo altrettanto certi che in questo modo l’inquilinato tradizionale e per così dire naturale dell’istituto, le famiglie dei giornalisti, non fuggirà dagli immobili dell’Inpgi. Oggi proprio questo sta avvenendo: colleghi che si collegano con il sito, vanno a vedere l’immobile, e poi tornano commentando: “Ma questi sono matti: chi ce li ha tutti quei soldi?”. In passato il Siai ha chiesto che anche per i nuovi contratti si applichi da subito il canone concordato. Ci è stato risposto di no. La nostra rivendicazione crediamo sia ancora valida. In ogni caso, i valori richiesti in partenza andrebbero ridotti.

I giovani giornalisti. Vi sarebbe una quarta proposta, in aggiunta alle tre su esposte. Non l’abbiamo ancora messa a punto ed è per questo che non la lanciamo ancora con tutti i crismi. Ma crediamo che l’Istituto debba fare qualcosa per agevolare l’accesso al suo patrimonio da parte dei giovani giornalisti. Nella professione il precariato sta dilagando e la casa è un ostacolo sempre più insopportabile alla propria autonomia. Pensiamo che l’Inpgi debba avviare una riflessione seria, su questo, con tutti i suoi organi. Non può essere soltanto il sindacato degli inquilini l’unico a tenere alta la fiaccola dei giovani precari quanto a durata del rapporto di lavoro: un lavoro per giunta mal pagato.

Il sorpasso dei non giornalisti. Crediamo di essere ben compresi anche da parte degli inquilini non giornalisti, che naturalmente a pieno titolo rappresentiamo. E che anzi, secondo le informazioni che l’Inpgi dietro nostra richiesta, ci ha trasmesso, nel 2009, anche se di poco, hanno superato per numero i giornalisti: questi ultimi sono infatti 1.027, a fronte di 1.053 non giornalisti.

I rinnovi contrattuali del 2009. Il momento più importante del 2009 è stato per noi il rinnovo dei contratti scaduti, accordo che abbiamo siglato assieme al Sunia, il sindacato nazionale che ci assiste e con il quale siamo convenzionati, il 22 aprile presso la sede dell’Inpgi. Si tratta di 281 contratti, 205 a Roma e il resto fuori Roma, rinnovati a canone concordato secondo le tabelle territoriali definite nel 2004 da sindacati e organizzazioni della proprietà, che non dovrebbero comportare aumenti superiori al 15-20 per cento. In molti casi i rincari sono inferiori a questa soglia e in alcuni casi l’aumento non c’è affatto: quando il precedente contratto era a canone libero. Gli accordi prevedono per tutti una rateizzazione dei rincari, da un minimo di sei rate in su. Per la verità, i rinnovi contrattuali definiti riguardano soltanto Roma: per i contratti scaduti fuori Roma, l’Istituto deve ancora ultimare i conteggi: in ogni caso gli arretrati verranno fatti pagare a rate e senza interessi.

I contratti in scadenza nel 2010. Saranno 345 a Roma e 86 fuori Roma. L’elenco è ancora in fase di predisposizione da parte degli uffici dell’Inpgi. Quando sarà pronto, verremo convocati dall’Istituto per siglare l’accordo, che si prevede alle stesse condizioni del 2009, e cioè sulla base delle tabelle del 2004. Ci sarà fornito l’elenco con i nuovi importi che, su richiesta, comunicheremo ai nostri soci, come già abbiamo fatto nel 2009. L’Istituto quest’anno non ci voleva fornire l’elenco, in quanto riteneva che questo costituisse una violazione della privacy. Abbiamo raggiunto allora un’intesa, ed è stato il secondo fatto rilevante del 2009, per la quale ci viene fornito un elenco senza nominativi, ma con l’indirizzo, il piano, il numero dell’interno, tutti dati che l’inquilino interessato a sapere in anticipo quanto andrà a pagare, ci potrà comunicare. La predisposizione dell’elenco non è però così imminente. A richiesta del Siai, l’Inpgi ha fatto sapere che sta rinforzando con nuovo personale il servizio addetto, e che comunque conta di arrivare al traguardo “entro la prima metà del 2010″. Gli arretrati conteggiati dalla scadenza del contratto, verranno anche in questo caso rateizzati senza interesse.

Riscatti. Sul tema che sta a cuore a diversi di voi, e cioè la possibilità di acquistare l’immobile che si abita, non ci sono novità. Sapete che può essere solo l’Inpgi a decidere, in base a ragioni di convenienza economica. Per ora vi sarebbe l’intenzione di vendere soltanto degli immobili a Cosenza, perché risultano sfitti da troppo tempo.

Pochi morosi. Abbiamo chiesto all’Istituto i dati sulla morosità nel pagamento dei canoni e degli oneri accessori, e con una certa sorpresa abbiamo appreso che il fenomeno è davvero trascurabile. La morosità generale si attestava, a tutto settembre 2009, sul 4,06 per cento, dove cento è costituito da 35 milioni di euro, il valore di tutti i bollettini d’affitto emessi dall’Inpgi. Il limite fisiologico normalmente accettato è il 5 per cento. Ma attenzione, a pesare sulla morosità sono di più i contratti ad uso diverso, effettuati ad esempio con Università, commissariati, il comune di Roma, Sviluppo Italia e così via: si sa che la pubblica amministrazione paga in ritardo. Nell’uso residenziale il tasso di morosità è di appena il 3,38 per cento. Questo vuol dire che gli accordi per il canone concordato, siglati con i sindacati, funzionano, ma vuol dire anche che l’inquilino Inpgi è un inquilino virtuoso, che fa sacrifici, anche e soprattutto in momenti duri come quello che stiamo attraversando, ma ci tiene a pagare l’affitto.

Siai nazionale. Su questo punto, la costruzione di un Sindacato nazionale anche nelle altre regioni dove l’Inpgi ha degli immobili, abbiamo dei ritardi, ma siamo intenzionati a recuperare il terreno perduto, e a raggiungere risultati concreti entro la metà del 2010. Per questo, il Direttivo ha designato il consigliere Alessandra Mancuso a occuparsi del problema, e alla fine di questa relazione, ascolterete un breve rapporto di Alessandra sui primi passi compiuti.

Iscrizioni. Abbiamo il dato di Roma: nel 2009 gli iscritti sono risultati 199. Ricordiamo però che, al di là della creazione della struttura nazionale, tutti gli iscritti al Siai, anche a Napoli, a Milano, a Bologna o a Genova, hanno diritto di farsi assistere per tutti i problemi che insorgessero con il proprio contratto d’affitto, dagli uffici locali del Sunia, il sindacato degli inquilini con il quale siamo convenzionati. Paolo Farneti, il nostro Segretario Generale, vi dirà come ci stiamo organizzando per la campagna 2010.

Credo che sia tutto. Il tema delle modifiche statutarie lo affronteremo dopo la discussione generale, come secondo punto all’ordine del giorno.

Il Presidente del Siai
Corrado Giustiniani

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